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Kulusuk, Greenland

Kulusuk, Greenland

The ice country

In no other place at world as this one I felt at the end of a long trip, near the hearth of Mother Nature and forgotten by all modern civilization.

Here you will feel – if your soul will be pure coming to this place called Greenland, member of the Denmark Kingdom with the Fær Øer Islands and considered the bigger island in the world – to go back in time, dealing with a hard and strong climate as the one existing a long time ago and proving our ancestors.

The human being, any living life here suffer the lack of every material and food and the body adapts itself very hardly to the missing heat, human relations and soul nourishment.

The only rich situation is the contact with a wild nature, immune of all comfort we are used, perfect for people searching extreme situations and new challenges. In this climate one is necessarily adapted to the few resources, as the unnecessary is not considered, and a visit to the Kulusuk Supermarket will show you the reality of the inhabitant’s life.

A brochure of this one day visit with destination Kulusuk casually caught my view in a local travel agency in Reykjavik. The island is located at south-east of the oriental coast of Greenland and overlooks the Greenland Sea, much poorer area in comparison with the west coast, visited by the holiday cruisers from USA. This side owns a small airdrome in packed earth, reached with a flight in about an hour with Iceland Air. As in all forgotten lands here the world is protagonist and visitors come from all possible latitudes. You will meet amazing people.

The locals survive in homes built on rocks with piles, painted pastel colours. Graves are everywhere near the town, in the town, and has no name. Some recent cemetery is on the street from airport to the town, decorated with coloured plastic flowers and white anonymous crosses. Some stone for limit, and it’s all.

The weather is normally rainy. During my august visit the temperature reached 4 degrees and a weal rain was with me from the arrival to the leaving, done on boats between the few iceberg which, they told me, during spring form a long column running south the fjord.

The sledge dogs, crucial for the locals during hunting and winter movements, are unapproachable and dangerous. They live in cages and never made free. Tourists are warned about their aggressiveness. In case of an attack a double problem would emerge: at first the live of the imprudent visitor, and second the need of the animal’s suppression with very strong consequences because of the loss for the owner, as the dog is necessary to the community life.

The Inuit community is poor and proud of the origin and lives with hunting and fishing. In the museum shop, owned by a kind Inuit middle age woman, are exposed many objects done by their sage hands. You will not be allowed to buy souvenirs which import is prohibited as the white fox furs – here abounding – or the white bears furs – which you will see outside houses’ doors, hunting permitted to residents only – or the beautiful sea unicorn shown in the museum, but you will find nice objects carved in animal bones, which purchase will help locals in their difficult life.

The wood – totally missing in the area – is used for buildings houses and the church, donation to the community from a patron. A place where you will rest and meditate.

Unfortunately some local makes bad use of alcohol and the result is stunning, as with a minimum dose of beer – a light alcohol – they loose the sense of reality. In the respect of persons’ dignity I decided not to take images to suffering people.

A young mother, dressed in typical habit was singing us her child’s song, and danced the local ballet to men’s approach, choosing her boyfriend.

After this, I fled the island retaining a precise recollection of Kulusuk and a sense of sadness, much more strong if compared to other travel destinations.

 

How to get there:

  • Airport: KUS from Reykjavik Domestic Airport. Flight: Iceland Air

Terra dei ghiacci

Mai come in questo immenso paese, in nessun altro luogo al mondo ho avuto l’impressione di essere arrivata alla fine di un lungo viaggio, vicino alla nascita di Madre Terra e lontano dalla moderna civiltà.

Qui proverete la sensazione – se il vostro animo sarà puro nell’avvicinarvi alla terra lontana chiamata Groenlandia, membro del Regno di Danimarca con le isole Fær Øer e considerata l’isola più grande al mondo – di tornare indietro nel tempo, confrontati con un clima aspro e duro come quello con cui hanno dovuto combattere i nostri più lontani antenati.

L’essere umano, qualsiasi essere vivente a queste latitudini soffre della mancanza di ogni tipo di materiale e di cibo, e il corpo si adatta a malapena a condizioni di assenza di calore, relazione umane e nutrimento per l’anima.

L’unica situazione di ricchezza è rappresentata dal contatto con una natura selvaggia ed esente da quegli agi a cui siamo abituati, ideale area quindi per chi è alla ricerca di situazioni estreme e di nuove sfide. In questo clima ci si adatta forzatamente alle poche risorse presenti, dato che qui in superfluo non viene preso in considerazione, e una rapida visita al supermarket di Kulusuk vi farà capire la realtà di vita di questo popolo.

Di passaggio in un’agenzia di viaggi locali a Reykjavik, l’opuscolo relativo alla visita di un giorno a Kulusuk ha attirato la mia attenzione. L’isola si trova a sud-est della costa orientale della Groenlandia ed è affacciata sull’omonimo mare, zona più povera rispetto alla costa occidentale che invece è battuta dalle rotte delle navi da crociera americane. Questo versante è raggiungibile grazie al piccolo aerodromo in terra battuta dopo un volo di un’ora circa di Iceland Air. Come in tutti i paesi più dispersi nel mondo, qui il mondo è protagonista e i visitatori provengono da tutte le latitudini possibili. Farete incontri sorprendenti.

Gli isolani sopravvivono in case costruite sulle rocce su palafitte, e sono dipinte di colore pastello. Le tombe sono scavate ovunque vicino all’abitato, e non portano nomi. Alcuni recenti cimiteri si trovano raggruppati sul percorso dall’aeroporto al paese, abbelliti con fiori colorati e di croci bianche anonime. Qualche sasso a limitarle, nient’altro.

Il tempo è generalmente piovigginoso. Durante la mia visita di agosto la temperatura era di circa 4 gradi e una debole pioggia mi ha accompagnato dall’arrivo alla partenza, effettuata in barca tra pochi iceberg che, mi hanno assicurato, nella stagione del disgelo arrivano a formare una lunga fila in corsa verso il sud del fiordo.

I cani da slitta, indispensabili per la popolazione per il loro utilizzo in caccia e per gli spostamenti, sono inavvicinabili e pericolosi. Vengono tenuti in gabbie, nutriti e mai liberati se non in occasione del loro utilizzo, e i turisti vengono preavvisati della loro aggressività. In caso di attacco infatti sorgerebbe un doppio problema: il primo riguarda la vita dell’incauto visitatore, il secondo è la necessità di una loro soppressione con conseguenza di un’enorme perdita causata al proprietario, poiché il cane qui rappresenta un bene necessario alla sopravvivenza delle famiglie.

La comunità degli Inuit è povera e orgogliosa delle proprie origini e vive di caccia e pesca. Nel negozio museo allestito da una cordiale Inuit di mezza età sono esposti oggetti lavorati con le loro mani sapienti. Non vi sarà permesso acquistare souvenir di cui è vietata l’importazione come le pelli di volpe bianca – che qui abbondano – o di orsi bianchi – esposte in bella mostra fuori dalle porte di casa e la cui caccia è permessa ai nativi solamente – o il fantastico corvo di narvalo che ci è stato mostrato durante la nostra visita, ma troverete dei bellissimi oggetti intagliati in ossa di animali, il cui acquisto aiuterà questa gente nella loro difficile sopravvivenza.

Il legno – di cui noterete la quasi assenza sul territorio – è utilizzato principalmente per le abitazioni, dalle case alla chiesa che è donazione di un mecenate alla comunità. Un luogo di pace in cui sostare e riflettere.

Purtroppo buona parte dei locali abusa di sostanze alcoliche e i risultati sono impressionanti, poiché per loro è sufficiente una minima dose di birra per perdere il senso della realtà. Nel rispetto della dignità delle persone ho volutamente limitato le immagini a persone.

Una ragazza del paese, abbigliata col tipico costume Inuit in pelli, ci ha deliziato con lo spettacolo del canto al suo bimbo, e con un ballo di approccio al genere maschile, riguardante la scelta del fidanzato.

Lascio quest’isola con un ricordo che non potrà essere cancellato e un senso di tristezza, una sensazione diversa e più forte di tutte le altre esperienze di viaggio.

 

 

Come arrivare:

  • Aeroporto: Da Reykjavik Domestic Airport. Destinazione: KUS. Volo: IcelandAir

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